Visione artistica
Un corpo.
Molte possibilità.
Massimo Rotundo attraversa teatro, performance e regia, mettendo al centro la relazione tra corpo, spazio e pubblico.

Una pratica che attraversa i linguaggi.
La visione artistica di Massimo Rotundo mette al centro l’essere umano: ciò che sente, le contraddizioni che attraversa, le possibilità che ancora non riconosce in sé. Il teatro è uno spazio di confronto, dove un’esperienza personale può diventare condivisa e aprire domande in chi la incontra.
A guidare questa ricerca è l’ascolto. Ascoltare un’urgenza, una sensazione che insiste, significa concederle il tempo di rivelare ciò che contiene. La creazione diventa un modo per darle forma e comprenderla, mantenendo aperta la possibilità che altri vi riconoscano una parte della propria storia.
Il respiro è la sua guida emotiva. Ogni emozione ha un ritmo e un’intensità; quando una scena trova il proprio respiro, acquista una verità percepibile. Da quella verità può nascere una relazione con il pubblico, anche attraverso qualcosa di inatteso, scomodo o difficile da nominare. La bellezza partecipa a questo incontro, ma è la possibilità di lasciare una domanda a dare senso al lavoro.
In un presente che chiede di dimostrare continuamente capacità, risultati e resistenza, il Teatro Performativo porta con sé una riflessione sulla libertà di essere. Fermarsi, respirare e ascoltare ciò che si desidera può far emergere una distanza tra la vita che si conduce e quella che si vorrebbe vivere. Il teatro offre un tempo e uno spazio per abitare quella distanza, senza stabilire in anticipo quali risposte trovare.
Il gioco e la leggerezza appartengono alla stessa ricerca. Il comico conserva una radice malinconica e può affiorare nelle fragilità, nelle difficoltà, nelle situazioni più improbabili. La leggerezza è un modo di attraversare ciò che accade, accogliendo il dolore, il piacere e la possibilità di cambiare. Anche la gioia merita presenza e ascolto.
Corpo, voce, spazio e immagine partecipano a questa visione. Ogni scelta scenica cerca una ragione, concreta o evocativa: un gesto essenziale può avere la stessa forza di una composizione visiva ricca. Lo spazio diventa coprotagonista e i diversi linguaggi offrono modi differenti di avvicinarsi all’esperienza umana. Questa prospettiva accompagna anche il lavoro audiovisivo.
L’opera rimane aperta e in movimento. Cambia insieme a chi la crea, agli interpreti e agli incontri con il pubblico. Per questo Massimo Rotundo dà valore a ciò che gli spettatori sentono e restituiscono, senza ricondurlo a un’unica lettura. Ogni incontro può rivelare qualcosa che prima non era visibile e alimentare nuovamente la ricerca.
Percorso artistico

Il percorso artistico di Massimo Rotundo comincia dalla musica, molto prima che il teatro diventi una professione. Da bambino studia violoncello; poi sperimenta con il basso elettrico, la batteria e le percussioni, che continuano ad accompagnarlo nel tempo. A dodici anni incontra il teatro nella scuola di Nino Gemelli. Quel primo laboratorio suscita un timore tale da farlo allontanare. Qualcosa, però, rimane: la scoperta che anche la timidezza può trovare una strada per esprimersi.
A sedici anni incontra la giocoleria. Diabolo, palline e kiwido diventano strumenti di gioco e di esplorazione. Poco dopo, gli spettacoli visti durante l’inaugurazione del Parco della Biodiversità Mediterranea, presso la scuola agraria di Catanzaro, gli mostrano una possibilità fino ad allora sconosciuta: trasformare uno spazio quotidiano in un luogo di incontro attraverso la presenza scenica. Cominciano gli inviti alle feste e, a diciassette anni, arrivano i primi compensi. Il mestiere prende forma prima ancora che lui lo riconosca come tale.
Negli stessi anni, il canto apre un’altra strada. Con l’associazione Fucine mentali entra nel coro Fiori di canto e nell’ensemble Fuori tempo massimo, entrambi guidati da Rosario Raffaele, dove canta come basso. Per diversi anni partecipa a concerti, concorsi e trasferte in Italia e all’estero. Di quel periodo conserva soprattutto la disciplina: le lunghe prove, l’attenzione reciproca e la responsabilità di una voce dentro un insieme. Un’esperienza che lascia un segno duraturo nel suo modo di intendere il lavoro collettivo.
A diciotto anni Giovanni Carpanzano lo coinvolge nelle produzioni di Officine Teatrali. Con Il silenzio dei vivi, dedicato alla Shoah, attraversa due stagioni di lavoro in scena. Più avanti, grazie a una borsa di studio, entra nell’accademia come allievo e studia con Giovanni Carpanzano, Mario Maruca, Salvatore Corea, Lillo Zingaropoli e Francesco Passafaro, affiancando alla formazione un master di organizzazione teatrale con Settimio Pisani. Qui acquisisce basi che gli permettono di approfondire anche autonomamente e costruisce legami destinati a proseguire nell’amicizia e nelle collaborazioni.
È una stagione di immersione nelle arti della scena: teatro, musical, musica, canto e giocoleria occupano le sue giornate, spesso fino a notte inoltrata. Alla pratica si aggiungono i trampoli e il fuoco. La curiosità lo porta a cercare continuamente nuove occasioni per imparare, sperimentare e mettersi alla prova.
L’incontro con il soprano Gabriella Morigi lo conduce a Cesena, dove studia canto al Conservatorio Bruno Maderna. Accanto alla formazione musicale, approfondisce il lavoro scenico con Gabriella Medetti, che lo coinvolge anche in reading e performance. Attraverso il regista Simone Toni scopre la pratica dello spettacolo a cappello: la strada diventa un luogo in cui misurarsi direttamente con il pubblico e sostenere gli studi attraverso il proprio lavoro. Il capitolo cesenate comprende anche l’interpretazione di Pistola nel Falstaff di Verdi, nell’ambito di Primo Palcoscenico, accanto a Paolo Coni.
All’attività di interprete e performer affianca presto la costruzione di progetti collettivi. Nel 2012 fonda Move in art; nel 2016 è tra i fondatori di Amarte, scuola di musica, danza e teatro. Qui segue l’ambito teatrale e parte della gestione, conduce laboratori per bambini e adolescenti, partecipa al corso condiviso di musical per adulti e sviluppa percorsi di giocoleria e trampoleria. Cura inoltre rapporti con artisti ospiti e amministrazioni pubbliche, maturando esperienza nell’organizzazione di eventi e nella progettazione culturale.
Dal 2016 la collaborazione con TeatroP intreccia spettacolo di strada e formazione. Il rapporto con Piero Bonaccurso rappresenta un incontro importante: partecipa a TeatrOltre e a numerosi festival, tra cui Mercantia a Certaldo e Oh La La Festival a Lienz. Nel 2017, durante il servizio civile, affianca il lavoro nei laboratori e nelle scuole. La collaborazione continua negli anni con attività da trampoliere e performer, oltre a percorsi formativi che comprendono oggi residenze circensi e laboratori di giocoleria e clownerie con ragazzi rom e non rom.

Il 2017 segna anche la prima messa in scena di Rundò e la fiamma. Dopo anni di performance costruite soprattutto intorno alla successione di numeri tecnici, Massimo Rotundo realizza uno spettacolo in cui drammaturgia, azioni, costume, musica e ambientazione seguono un filo comune. È una tappa decisiva nella maturazione del suo lavoro: il fuoco entra in una composizione scenica della quale cura l’identità complessiva.
Intorno al 2019 comincia il rapporto con BA17, di cui Angelica Artemisia Pedatella è la principale fondatrice. La collaborazione approfondisce la sua esperienza nel teatro di prosa attraverso la ricerca sulle minoranze linguistiche e la valorizzazione delle tradizioni. Chiamato come coprotagonista in Mamè, prende parte negli anni a diverse produzioni, tra cui Briganterie, La strenna di Giuseppe, Prometeus e I tri da crucia. Alla collaborazione come attore si aggiunge nel 2024 la conduzione dei laboratori di arte scenica teatrale del CPA — Centro per le Arti.
La ricerca sulla voce prosegue nel 2022 e nel 2023 con il percorso di doppiaggio presso Voice Art Dubbing. Il lavoro al microfono richiede una diversa precisione e una nuova qualità di ascolto: interpretare un testo rispettando la recitazione dell’attore doppiato amplia la sua consapevolezza delle possibilità espressive della voce.

Dopo anni di pratica, sceglie di intraprendere gli studi di Regia teatrale e cinematografica all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, ritrovando Giovanni Carpanzano. Il percorso, concluso con la laurea nel 2025, apre un interesse inatteso per il cinema e la fotografia. Alla scena si aggiunge la camera da presa: la scrittura e la direzione degli attori, già parte della sua esperienza teatrale, trovano nuove applicazioni nel linguaggio audiovisivo. Approfondisce la costruzione del racconto attraverso l’inquadratura, le tecniche di ripresa, il montaggio e gli effetti visivi.
Tra queste esperienze, il videoclip della cover di Aerials di The Mad gli permette di seguire una creazione dall’ideazione al montaggio, condividendo le riprese con Raffaele Rotundo. In Amleto onirica commedia, scritto e diretto insieme a Pasquale Rogato, mette in relazione costruzione teatrale e linguaggio audiovisivo, curando anche il montaggio. Frequenta inoltre diversi set come attore, fino alla partecipazione al docufilm Strongher di Massimo Ivan Falsetta.
Un altro capitolo significativo si sviluppa con il Teatro della Libellula, con cui collabora già ai tempi del Teatro della Maruca. Nel 2025 vi lavora continuativamente per otto mesi, attraversando il teatro di figura, la regia audio e luci, le matinée scolastiche e la creazione di nuovi spettacoli. Con Angelo Gallo partecipa a Babbo Natale e l’elfo Lino e, insieme anche a Cico, alla costruzione dello spettacolo Circus. Conduce inoltre un laboratorio con adulti con disabilità, realizzando con loro una rivisitazione di Giulietta e Romeo: un’esperienza che unisce formazione, ascolto e creazione scenica.
Le produzioni personali continuano a trasformarsi. Dalla richiesta di uno spettacolo per festival medievali nasce Gunnar Smidr, costruito intorno alla figura del fabbro-guerriero. La ricerca evolve poi in Profetica, già presentato in alcune occasioni e ancora in sviluppo, mentre nuove possibilità di composizione e incontro tra performer rimangono aperte.
Oggi Massimo Rotundo porta avanti spettacoli, collaborazioni come attore, attività formative e progetti audiovisivi. Tra i percorsi continuativi figura il lavoro teatrale alla scuola M.A. Style. L’esperienza maturata come artista, formatore e organizzatore alimenta anche l’ideazione di artedistrada.com, sviluppato con il contributo di Antonio Rotundo e Fabrizio Iovino: un progetto pensato per ampliare le possibilità di incontro tra artisti, organizzatori e amministrazioni pubbliche e favorire l’accesso agli spazi per lo spettacolo a cappello.
Il filo che attraversa questo percorso è una curiosità tenace. Cambiano gli strumenti, i contesti e le responsabilità, mentre rimane il desiderio di imparare e dare forma a ciò che ancora può accadere. Quello che è cominciato come gioco è oggi una professione riconosciuta e scelta con consapevolezza: un lavoro che continua a crescere insieme a chi lo pratica.
Contatti
Una nuova scena
comincia da un incontro.
Spettacoli, collaborazioni, progetti e percorsi formativi:
ogni incontro può aprire una nuova possibilità.
